I Carròs o Carroç (Carroz in castigliano) erano
una famiglia di antica stirpe germanica che aveva fatto fortuna
in Catalogna al tempo di Giacomo I il Conquistatore.
Nel 1240 il sovrano aveva donato loro dei possedimenti nel Regno
di Valenza.
Capostipite della famiglia in Sardegna fu Francesco che, nominato
ammiraglio da Giacomo II il Giusto, partecipò con 20 galere
alla conquista dell’Isola assieme ai figli Francesco, Berengario,
Giacomo e Nicolò.
Francesco
ottenne per tal motivo numerosi feudi e importanti cariche politiche
e militari per sé ed i suoi familiari.
I Carroz furono tra i pochi feudatari che risiedettero nell’Isola
e divennero perciò così potenti da contare più
del re.
Il vecchio Francesco e suo figlio Berengario furono governatori
generali del Regno di Sardegna, mentre un altro figlio, Giacomo,
fu Vicario di Cagliari.
Nel XV secolo vari Carroz rivestirono importanti cariche: fra
di essi ricordiamo Berengario, Conte di Quirra, che fu governatore
del Capo di Cagliari e capitano dell’esercito stanziato
nell’Isola, Giacomo, Conte di Quirra, e Nicolò d’Arborea,
che furono Viceré di Sardegna nella seconda metà
del secolo.
La famiglia Carroz esercitò il suo potere su vasti territori
dell’Isola.
Nel 1325 entrò in possesso del castello d’Ogliastra
e, nel 1349, di quello di Quirra che insisteva sul territorio
che, da Tortolì, andava a Tertenia, al Sarrabus, al Colostrai.
La famiglia godette anche delle rendite di vari villaggi, tra
cui Settimo, Sinnai, Carbonara e vari altri nel Campidano, Nora,
Pula, Chia nella Sardegna sud-occidentale, e molte altre ville
ancora, fra cui vari territori dell’Arborea.
Il ramo comitale di Berengario si installò nel Castello
di S.Michele, mentre quello di Giacomo, distinguendosi dal primo
con l’appellativo di Carroz d’Arborea, si installò
in città.
I Carroz d’Arborea erano imparentati , tramite il matrimonio
di Benedetta, figlia di Giovanni di Bas Serra con Giovanni, figlio
di Giacomo, coi sovrani d’Arborea.
Le due famiglie furono spesso in contrasto fra di loro a causa
di questioni patrimoniali o diritti dinastici e a queste lotte
intestine molti storici fanno risalire il mezzo secolo ed oltre
di guerre fra Catalano-Aragonesi e Arborensi.
Sta di fatto che i Carroz, assieme ad altre grandi famiglie come
gli Alagon e i Cubello, ressero le sorti dell’Isola per
lungo tempo.
I Carroz e la storia di Sardegna
La
famiglia Carroz ebbe un ruolo preminente nella conquista dell’Isola
e nel mantenimento della stessa a fronte di diversi pericoli.
Nel 1323, quando Giacomo II il Giusto inviò nell’Isola
una spedizione per risolvere il problema pisano, la flotta era
al comando dell’Ammiraglio Francesco Carroz che portava
con sé quattro figli, Francesco jr., Berengario, Giacomo
e Nicolò.
Nel 1325 venne concesso a Berengario il primo nucleo di quello
che sarebbe stato il vasto patrimonio feudale dei Carroz e che,
poco tempo dopo, avrebbe incluso la “villa di Carbonaja”.
I Carroz assunsero ben presto il controllo delle istituzioni:
Francesco aggiunse alla carica di Ammiraglio quella di Governatore,
mentre Berengario, già Capitano, veniva eletto Podestà
di Bonaria.
Portavoce di una linea dura, che intendeva utilizzare la forza
per una conquista definitiva dell’Isola, la famiglia Carroz
entrò in contrasto con la linea diplomatica dell’Infante
Alfonso che, nel 1325, esonerò dal comando delle forze
di terra il “superbus” Berengario. L’anno
seguente, tornata la tranquillità, i Carroz continuarono
ad ampliare i loro feudi.
Nella seconda metà del secolo,
i Carroz appaiono sempre in primo piano: nel 1358 Berengario è
il più importante dei feudatari coi suoi 40 villaggi.
Potentissimo, avvalendosi delle cariche di Capitano del Regno
di Cagliari e del Castello di S.Michele, coi suoi uomini seminava
il terrore in città.
Nel 1377, la guerra per l’Arbore contro Ugone alleato a
Luigi d’Angiò, vide l’invasione del territorio
dei Carroz a Quirra, impresa però fallita.
Negli anni ’90, Brancaleone Doria effettua scorrerie nei
territori degli odiati Carroz, nel tentativo di far abbandonare
i villaggi dagli abitanti. Nel 1406 riesce addirittura ad espugnare
il Castello di Quirra.
Nel 1410 ha fine il Giudicato d’Arborea. La morte di Martino
il Vecchio crea problemi di successione che si riflettono nell’Isola
e vedono coinvolti i Carroz, il cui potere era ormai inattaccabile:
praticarono la guerra di corsa, usarono la violenza per risolvere
liti private, non ottemperarono agli obblighi feudali.
Nel 1420, il Conte di Quirra era il feudatario più potente
in assoluto: possedeva tutto il versante orientale dell’ex
Giudicato di Cagliari, la parte meridionale di quello arborense,
alcuni possedimenti in Logudoro (fra cui Bosa ed Alghero) e in
Gallura, il territorio di S.Michele, quello di Assemini e la zona
di Pula.
Il ramo minore dei Carroz, quello
dei Carroz d’Arborea, univa i suddetti possedimenti con
la curatoria di Siurgus e la Barbagia Seulo, poi continuava sino
a Terra Nova, eccetto la Baronia di Galtellì.
Unici feudatari in grado di opporsi ai Carroz erano i Cubello,
poi proseguiti dagli Alagon, raccolti attorno al nucleo dell’ex
Giudicato d’Arborea. Fra i due “bandos”
avversi e fra i due rami dei Carroz scoppiarono annose liti patrimoniali
in seguito ad intricate alleanze matrimoniali.
A partire dal 1475, fra gli Alagon e i Carroz fu guerra aperta,
che si concluse nel 1478 con la battaglia di Macomer e la definitiva
sconfitta degli Alagon. Il marchesato d’Arborea fu confiscato
dalla Corona.
I due rami dei Carroz proseguirono le loro dispute patrimoniali,
che videro come protagonista Violante Carroz, Contessa di Quirra.
Violante Carroz, Contessa di Quirra.
Una
figura emblematica nella storia della famiglia Carroz è
quella di Donna Violante Carroz, Contessa di Quirra (1456 - 1510).
Dopo la morte del padre Giacomo, avvenuta nel 1469, Violante fu
messa sotto la tutela di Nicolò Carroz d’Arborea,
che si affrettò a concludere un contratto di nozze fra
l’ancora fanciulla Violante e suo figlio Dalmazzo. Morto
Dalmazzo, nel 1478, sua madre Branda De Mur rivendicò presunti
diritti sul contado di Quirra: la lite proseguì sino ai
primi del ‘500 portata avanti dalla figlia Beatrice.
Recatasi in Spagna nel 1481 al fine di difendere i suoi diritti
presso il sovrano, Violante rientrò nell’isola solo
nel 1495-96. Nel frattempo era morto Filippo De Castre-So, secondo
marito: i figli Filippo e Giacomo, ancora piccoli, diedero spunto
per un’altra lite patrimoniale che si concluse ancora una
volta a suo favore.
Nel 1503 morirono i figli Filippo e Giacomo: fu il periodo in
cui ebbero inizio le liti per le sepolture.
Sia i Carroz di Quirra che quelli d’Arborea avevano le tombe
di famiglia nella chiesa di S.Francesco di Stampace a Cagliari.
La lite cominciò dopo la morte di Nicolò Carroz
d’Arborea, quando le famiglie si incontrarono per i suffragi
dei relativi defunti: Violante trovò le tombe dei suoi
cari ornate con le insegne dei Carroz d’Arborea.
Nel 1504, forse proprio per risolvere la questione, la contessa
decise di recarsi in Spagna e, temendo i pericoli del viaggio,
fece redigere il testamento, in cui designava erede universale
Guglielmo Raimondo Centelles, figlio della sorella bastarda Toda
e di Luigi Centelles.
Come luogo di sepoltura indicava la zona accanto all’abside,
in cui riposava il figlio Filippo.
Ma, qualche anno dopo, fu probabilmente la stessa contessa a dare
nuove disposizioni sulla sepoltura, al fine di espiare una grossa
colpa.
Si narra che nel 1508 Donna Violante abbia fatto impiccare, per
motivi ancora ignoti, Don Giovanni Castanja, parroco dell’antico
villaggio di Bonarsili.
Questo gesto insano suscitò l’esecrazione dei suoi
vassalli e del clero locale.
La contessa di Quirra, scomunicata per l’assassinio commissionato
di Don Castanja da Monsignor Marongiu, vescovo di Ales, venne
arrestata e rinchiusa nel suo palazzo di Cagliari.
Per tale motivo Violante fu sepolta all’esterno della Chiesa,
nell’angolo sinistro, come ricordano alcune fonti dell’Ottocento.