Il castello di Quirra

I resti del castello di Quirra sono ancora visibili sulla cima
del monte Cuidas (m. 296), in territorio di Villaputzu (Ca).
Secondo alcune fonti, sarebbe sorto su un eremo dedicato ai santi
Corrado e Remo, di cui non restano tracce.
Il castello venne fatto costruire dai giudici di Cagliari nella
metà del XIII sec. e alla fine dello stesso fu loro strappato
da Nino di Gallura.
Quando, nel 1323, gli Aragonesi sbarcarono in Sardegna, l’Ammiraglio
Francesco Carroz, al comando della flotta, lo assediò e
cacciò i Pisani dall’intero territorio.
Il castello, concesso in feudo assieme ad altri territori al Carroz
per i suoi servigi, fu assediato sia dai Genovesi che dagli Arborensi.
Nel 1363 il sovrano aragonese concesse a Berengario II il titolo
comitale e, in seguito, infeudò il castello a Donna Violante,
sovvertendo le regole di successione.
Ciò provocò la reazione di Mariano IV d’Arborea
che aspirava alla successione e assalì il castello senza
però riuscire a conquistarlo. L’assedio fu ripreso
alla sua morte, prima dal figlio Ugone, poi da Brancaleone Doria,
marito di Eleonora d’Arborea, nel 1389.
A partire da questa data non si parla più del castello,
ma della contea di Quirra, in seguito divenuta marchesato.

Nel 1646, sul litorale antistante il monte su cui si ergeva il
castello, naufragò una nave da guerra francese carica di
truppe diretta a Napoli.
Circa 400 uomini imbarcati sulla nave riuscirono a salvarsi e
si rifugiarono nel castello ma, assediati, si arresero alle truppe
della contrada.
Sul castello aleggia una leggenda cruenta: Don Berengario Carroz,
Conte di Quirra, innamorato di Donna Eleonora Manriquez, una bellissima
contessa, cugina della regina, avrebbe fatto uccidere nel castello
la moglie Beatrice (o Benedetta) d’Arborea, dopo averla
accusata a torto di tradimento.
Nel 1839, durante il regno di Carlo Alberto, il castello di Quirra,
così come ogni altro feudo dell’Isola, ruppe il suo
secolare legame coi Carroz e i loro discendenti: ultimi feudatari
furoni i Carroz-Osorio.

Il
Castello di Quirra, ebbe un ruolo assai rilevante nella storia
del territorio di Villasimius, Carbonara fino al 1862.
Concesso in feudo alla famiglia Carroz nel 1363, la sua storia
venne ben presto a legarsi con quella del piccolo villaggio di
Carbonara, facente parte dei numerosi possedimenti di quei potenti
signori.
Il legame si perpetuò fino alla seconda metà del
secolo scorso, quando l’ultimo feudatario, il marchese di
Quirra, ne vendette i diritti e si entrò nella fase comunale.
Il castello di San Michele
Le fonti storiche raccontano
che sulla sommità del colle di San Michele a Cagliari si
trovasse un convento.
Per quanto riguarda l’ordine di appartenenza, non vi sono
notizie certe, anche se il culto di San Michele ed alcuni toponimi
potrebbero far pensare addirittura al periodo della penetrazione
monastica greca (VI - VII sec. d.C.).
Si potrebbe anche pensare ad ordini monastici di ispirazione cattolica,
come i vittorini, i camaldolesi, etc. , presenti nell’isola
a partire dall’XI sec.
Il castello venne costruito dai Pisani nel XIII sec.: di questa
fase restano solamente due torri, uno stemma e parte delle mura.
Sbarcati gli Aragonesi nell’Isola (1323), l’Infante
Alfonso concedeva in feudo Sinnai a Berengario Carroz, purchè
restaurasse il castello.
Berengario Carroz si trovava allora nella cittadella fortificata
di Bonaria, dalla quale gli Aragonesi assediavano i Pisani chiusi
in Castel di Castro.
Si dice che Berengario fece smantellare la basilica di S.Saturno,
posta all’interno della cittadella, e che coi suoi pezzi
abbia adornato i suoi palazzi e lo stesso castello di S.Michele.
Il castello divenne ben presto la roccaforte dei Carroz, che ospitarono
al suo interno malfattori ed altri personaggi equivoci che effettuarono
frequenti scorrerie nel circondario.
Molti personaggi illustri si lamentarono presso il sovrano dello
strapotere dei Carroz, ma si trattava di una famiglia troppo potente,
legata fortemente alla famiglia reale.
Per tutto il XIV sec. il castello,
uno dei capisaldi aragonesi nell’Isola, ottenne approvvigionamenti
e benefici dai vari sovrani succedutisi.
Nel 1470, durante la rivolta di Leonardo Alagon contro il Viceré
Nicolò Carroz d’Arborea per la successione nel marchesato
d’Oristano, il castello venne occupato dall’Alagon,
ma tornò nelle mani dei Carroz di Quirra pochi anni dopo.
Continuarono i soprusi e le ambigue frequentazioni dei Carroz,
di cui fu protagonista fra la fine del XV e i primi del XVI sec.
Donna Violante, la tanto temuta contessa che fu maledetta dal
clero e dagli uomini dopo l’assassinio di un sacerdote.
Da lei il castello fu anche detto della “contessa”
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