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San Francesco di Stampace
Della chiesa di San Francesco
di Stampace (Ca), crollata per vetusta nel 1875, non restano
che alcune strutture dell’abside, incorporate in recenti
costruzioni, ed un portale restaurato ed incorporato nell’ingresso
della Basilica di Bonaria (Ca). Qualche anno prima del crollo,
il canonico Givanni Spano ne fece un rilievo e così la
descrisse:
“La chiesa può dirsi un museo, od una
galleria, e per i suoi dipinti ed anche per l’insieme
dei suoi ornamenti in pietra , dell’architettura e dell’armatura
del tetto a travi. Tutto è bello di quella molteplicità
di tavole che adornano gli alberi, e di gotici ornamenti, e
d’intagli dorati che sono della più bella maniera”.
Secondo la tradizione, Violante Carroz, contessa di Quirra (1456
- 1510) , fu sepolta “... all’angolo sinistro,
fuori dalla chiesa in un’arca in pietra col suo stemma
scolpito ..... Questa ricca e potente Signora che visse nel
secolo XV aveva fatto trucidare il suo cappellano nella valle
di Ales, suo feudo, dove a sue spese eresse la bella cattedrale.
Per fare penitenza del suo fallo si ritirò in un camerino
nell’ingresso a destra di questo chiostro (quello di San
Francesco di Stampace) dove morì umile e penitente, ordinando
nel suo testamento che fosse seppellita fuori di chiesa ....”
(G. Spano, seconda metà del XIX sec.).
Il sarcofago descritto dallo Spano era ricoperto da una lastra
calcarea con decorazioni in rilievo a forma di centri concentrici,
perimetrati da una spessa cornice, anch’essa in rilievo.
Il loro interno era quadrilobato: in uno era scolpita una croce
gigliata, nel’altro scudo appeso, con la superficie esterna
decorata da uno schema a vaio minuto diviso in sei registri,
cioè lo stemma nobiliare dei Carroz di Quirra. Violante
Carroz occupò il sarcofago dell’ava nel 1509-1510.
Il sarcofago venne chiuso con una nuova lastra di fattura meno
raffinata, mentre quello di donna Eleonora veniva riutilizzato
per costruire la gradinata d’accesso alla chiesa di S.
Chiara di Stampace (Ca).
Santa Chiara di Stampace
La chiesa di Santa Chiara
di Stampace, a Cagliari, risponde ad una tipologia costruttiva
abbastanza diffusa nella Sardegna meridionale.
Edificio a navata unica, coperta con volta a botte e corredata
da cappelle laterali, si presenta come una traduzione della tipica
chiesa catalana, trapiantata nell’isola nel XIV sec. ed
affermatasi in quello seguente.
Ridotta ad un ammasso di rovine dai bombardamenti della seconda
Guerra Mondiale, venne restaurata nel 1984. In questa occasione,
durante lo smontaggio della gradinata d’accesso, furono
riportate alla luce due lastre tombali.
La prima (202x72x16 cm.), di cui è difficile individuare
la provenienza, presenta due scudi scolpiti contrapposti: in quello
sinistro è possibile notare la raffigurazione di un ramo,
in quello destro un semicerchio che poggia su uno stelo.
La seconda, in pietra calcarea come
la prima, ma allo stato frammentario (115x70x20 cm.) presenta
una lavorazione a rilievo con due cerchi affiancati e contornati
da una spessa linea perimetrale. Ciascuno di essi è diviso
in quattro lobi, al cui centro è scolpito: nel primo, uno
scudo dal campo tripartito “a vaio” minuto
su sei registri, appeso ad un chiodo; nel secondo, una croce grigliata.
Sulla cornice è leggibile parte di una iscrizione in caratteri
gotici: “... pulcrum/gini..”.
La sepoltura coperta da questa lastra
apparteneva ad un membro della famiglia Carroz, probabilmente
a Donna Eleonora Manrique (morta nel 1437), ava materna di Violante
Carroz contessa di Quirra (morta intorno al 1510) e il cui corpo
fu ospitato in quella data nel sepolcro di Donna Eleonora.
Lo Spano ricorda di aver visto il sepolcro in San Francesco di
Stampace (Ca) prima del suo crollo avvenuto nel 1875.
L’attribuzione della lastra a Donna Eleonora Manrique è
possibile considerandone il tipo di lavorazione, tipica del ‘400
e l’iscrizione, i cui caratteri sono molto simili a quelli
presenti nell’iscrizione di Guido Dedoni, morto nel 1932
e sepolto all’interno della chiesa di San Francesco di Stampace.
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